Le grotte-Rifugio di castiglione

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LE GROTTE DI CASTIGLIONE: UN LUOGO DOVE NATURA E STORIA SI FONDONO Cresce l’interesse degli studiosi, degli ambientalisti e dei cittadini per le grotte di Castiglione e il bosco circostante. Da quando nel 2004, in occasione di una procedura di valutazione di impatto ambientale per verificare la fattibilità di un polo estrattivo, venne segnalata la presenza di ventiquattro cavità di origine chiaramente antropica, si moltipllcano gli studi sul luogo e l’elaborazione di progetti tesi a salvaguardare e valorizzare questo patrimonio unico nel suo genere nel panorama regionale e nazionale. Il Comune di Forlì, grazie al lavoro condotto dai geologi Marcello Arfelli e Stefano Tomidei, del Servizio Pianificazione del Territorio, ha già chiesto alla Regione Emilia - Romagna il riconoscimento di “geosito” trattandosi di un’area di grande interesse scientifico, ambientale, naturale e turistico - ricreativo. Contemporaneamente è ben avviata la trattativa fra il Comune e il privato proprietario per l’acquisizione del sito. E’ già stato predisposto un progetto per rendere visibili dall’esterno tutte le grotte attraverso un sentiero attrezzato all’interno del bosco. Successivamente saranno rese visitabili quelle meglio conservate. Castiglione e la vicina Petrignone sono pendici caratterizzate dalla presenza di “(sabbie gialle”. Questa peculiarità, unitamente ai numerosi resti fossili rintracciabili in loco, testimonia che siamo di fronte all’ultima sedimentazione marina del nostro territorio. Inoltre si tratta di zone già popolate dall’Homo Herectus, come rilevato dai ritrovamenti di selci e altri manufatti nella vicina area di Monte Poggiolo. Le grotte hanno anche un’importanza storica, essendo state utilizzate come rifugi durante il secondo conflitto mondiale. Testimonianze e ricerche in corso stanno conferendo spessore a questo aspetto veramente unico nel panorama locale. In seguito all’armistizio con gli anglo - americani dell’ 8 settembre 1943, L’ Italia centro-settentrionale si ritrovò occupata dalle truppe tedesche. Con l’ avanzata degli alleati, la Wermacht arretrò le proprie linee di difesa e il 19 maggio 1944 la città di Forlì fu bombardata per la prima volta. A Castiglione, l’esercito tedesco aveva minato i campi e requisito le case coloniche per insediarvi postazioni contraeree, mitragliatrici e pezzi d’artiglieria. Gli abitanti della zona; per la maggior parte contadini, cercarono rifugio nelle vicinanze, sfruttando alcuni affioramenti rocciosi che, in alcune zone, si presentavano con strati particolarmente compatti, idonei quindi a sostenere una cavità. Furono realizzati rapidamente numerosi rifugi, tutti dotati di almeno due ingressi in modo da poter avere una via d’uscita anche in caso di crollo. All’interno furono realizzate nicchie per le lucerne, mensole di appoggio, fori e ganci per appendere i viveri, insomma, tutti i “comfort “ possibili per quel periodo. Sembra vi abbiano soggiornato per molti mesi centinaia di persone, alcune provenienti anche dalla città di Forlì. Le grotte continuarono ad essere occupate anche dopo la liberazione di Forlì a causa dell’incertezza del momento. In seguito vennero abbandonate e dimenticate. Dei quattordici rifugi, due appaiono di fattura sostanzialmente superiore, con pareti levigate ed una certa simmetria architettonica. Tali indizi fanno supporre fossero preesistenti, probabilmente legati al periodo del brigantaggio, tesi avvalorata anche dalla vicinanza al corso del Rio Cosina, da sempre considerato confine fra le terre di Romagna e la Toscana. Da segnalare, infine, l’indubbia valenza turistica che potrebbe assumere il luogo se organicamente inserito in un contesto che vede nelle immediate vicinanze la presenza del Castello di Monte Poggiolo, della Torre di Oriolo dei Fichi, della cittadella medicea di Terra del Sole, della Rocca - Fortezza di Castrocaro, città nota anche per l’importante centro termale, e in diretto rapporto con Faenza e Forlì. Sarà un’attrattiva che, nella nostra città, andrà ad aggiungersi all’abbazia di San Mercuriale, alle altre chiese monumentali, alla Rocca di Caterina Sforza, agli edifici dell’architettura nazionalista, alla Pinacoteca, ai Musei e al complesso di San Domenico dopo lo straordinario restauro effettuato su progetto dell’Architetto Gabrio Furani. Gabriele Zelli